Storia di un gabbiano domestico: io e il mio Jonathan

di Elvira Cicalese

Io e il mio Jonathan: storia di un gabbiano domestico

Ho sempre camminato con la testa tra le nuvole e gli occhi rivolti al Cielo per rubare la bellezza dei quotidiani doni della Natura: un’Alba, un Tramonto, una Tempesta, un volo di Gabbiani… li ho sempre considerati momenti impagabili.

Ho sempre camminato “contro corrente”. Il Mare d’inverno m’affascina più che il dormiente mare piatto estivo… Una tempesta m’invita ad uscire più di un’assolata mattinata… Un’uscita d’inverno, tra le spiagge solitarie a sfamare i Gabbiani, è sempre stata un mia esigenza… non sempre compresa, ma cosa importa?Esistono le “Gattare”!? Bene, io potrei autodefinirmi una “Gabbianara”! Questi momenti di vita, vissuti a stretto contatto con la Natura/Animalucci, potrei definirli un “bisogno quotidiano” dal quale è sempre stato impossibile sottrarmi.

Molti sogni svaniscono al mattino, ma inseguire quelli più arditi è sempre stato il “mio mestiere”…
Quel pomeriggio pioveva a dirotto, ma decisi ugualmente di recarmi al porto con l’immancabile compagna di viaggio: la mia macchina fotografica. E’ stato allora che il mio sguardo incrociò, per la prima volta, i Tuoi occhi di ghiaccio. Due metri più in basso di me… l’aluccia sinistra abbandonata sullo scoglio, sembrava non ti appartenesse più: una macchina perfetta senza parte del motore. E’ stato un attimo speso in un’illusione, ed il mio sogno più ardito prese Vita… il tempo d’un respiro!

Diverso è stato il Tuo sguardo quando, finalmente, riuscimmo a prenderti grazie all’ausilio d’un retino da pesca a maglia: mi odiasti, ma è stato un gesto con una precisa finalità: ridarTi la libertà… Questa la mia prima illusione e traguardo da perseguire. Il responso radiografico fu un inesorabile verdetto, ma non ti risparmiai l’intervento e l’immobilizzazione che ne seguì… Avremmo condiviso i disagi conseguenziali di un intervento insieme, ma l’obiettivo da raggiungere era sempre lo stesso: ridarTi la Libertà. Negli anni ho imparato che i sogni non sempre s’avverano, e tenacia, caparbietà e perseveranza non sempre premiano, ma crederci e lottare porta sempre ad un traguardo.

Dopo l’intervento, sulle prime, ho scelto per la tua convalescenza un’oasi/ricovero nel verde con il fiumiciattolo, il laghetto e tante creature che, come te, erano state colpite da avversità della vita, ma… la sistemazione è durata appena due giorni: l’innato senso di Libertà, la presenza dell’acqua, stavano per essserti fatali ancora una volta… Non potevi, tuo malgrado, nuotare in quelle condizioni ed hai rischiato d’annegare più volte.

La decisione più ardita, ancora una volta, prese il sopravvento: mi sarei presa cura personalmente di Te e, dopo un paio d’ore, eri sistemato in casa mia! Dopo le inevitabili prime ore di difficoltà sono seguiti giorni molto impegnativi a livello organizzativo per offrirti una degna sistemazione: metri di rete per recintare le balconate, questo per evitare che t’infilassi tra le ringhiere (non sarebbe stato un bel volo dal sesto piano di un palazzo!); ricerca affannosa di una vasca che ti permettesse di bagnarti ogni qualvolta ne avessi avuto bisogno; permessi per poter usufruire dei 47 metri della terrazza condominiale, con relativa recinzione, affinché potessi essere più libero; espedienti occasionali e mirati per poterti riparare dalle intemperie delle sere autunnali; metri e metri di stoffe assorbenti per evitare scorresse giù l’acqua dei tuoi innumerevoli bagnetti e… pesce fresco tutti i giorni!

Ben presto, però, ho capito che la terrazza non ti divertiva, che oltre il pesce gradivi la pasta, la mozzarella e qualche particolare dolcetto… Ti osservavo molto sforzandomi di capire ogni tuo particolare grido cosa potesse significare mentre, da subito, ho compreso che non gradivi quei guanti imbottiti usati solo poche volte per praticare la necessaria iniezione di antibiotico che ti evitasse un’infezione post intervento, per cui… via i guanti e benvenuti ai tanti segni che il tuo becco mi regalava, ma era in conto!

I giorni passavano, e pian piano si delineavano chiaramente ai miei occhi le tue necessità, le preferenze, le abitudini e perchè no, quel che prediligevi di quanto ti offrivo… il tutto mentre s’instaurava un legame che mai avrei creduto possibile. Ho imparato che, come me, le prime luci dell’Alba erano il tuo risveglio, che il passeggio dei piccioni t’infastidiva, che le grida dei Gabbiani di passaggio ti facevano soffrire perché non potevi unirti a loro, che il pesce doveva essere rigorosamente fresco, che dal tramonto in poi volevi riposare…

Feci una sorta di tabella di marcia che potesse permetterti di entrare in casa quando emettevi quel particolare grido che me lo indicava, ed imparasti presto a rispettare i turni con il coniglietto che condivide la sua vita con me da 9 anni, unitamente ai due pappagallini. Non credevo fosse possibile una pacifica convivenza con tre creature così diverse: ho dovuto ricredermi!

Le piccole conquiste erano quotidiane: dal prenderti a mani nude per il bagno terapeutico quotidiano, al divertito sorriso nel vederti sicuro passare da un balcone all’altro della casa a tuo piacimento.
Le tue espressioni, ogni qualvolta cercavo di fermare un particolare attimo con uno scatto fotografico, sono state da subito divertentissime e presto hai imparato ad essere un simpatico modello! Eri simpaticissimo ogni volta che rispondevi, a modo tuo, ai miei richiami … Jonathan!

Altrettanto simpatico tutte le volte che beccavi la zanzariera per comunicarmi che preferivi accucciarti dentro casa anche prima di sera. Si perché quasi subito ho capito che, dopo il tramonto, preferivi dormire dentro in spaziosi scatoloni che fungevano da nido! La prima volta che hai preso il cibo dalle mie mani, poi, è stata la più grande conquista: si era instaurato un feeling che non avrei mai creduto possibile, ma che l’amore e la dedizione hanno saputo premiare!

Giorno dopo giorno sono passati oltre tre anni dal tuo arrivo a casa, e quest’avventura a dir poco miracolosa continua tutt’ora. Oggi sei parte integrante della mia Vita e non riuscirei ad immaginare la stessa senza i tuoi costanti gridolini ed i tuoi preziosi battiti d’ali! La tua aluccia sinistra non potrà più vibrare nell’aria e guidare i tuoi voli, ma oggi è parte del motore della macchina perfetta come una volta, non più trascinata ed inutilizzata, ma viva!

Le leggi della Natura sono perfette e talvolta inviolabili, ma talune eccezioni, sebbene impensabili, sono possibili! I Gabbiani saranno pure i predatori del Cielo, ma la loro innata aggressività ha la finalità di procacciare cibo per il proprio sostentamento. Sono creature molto intelligenti, si adattano con facilità quando le condizioni ambientali cambiano e tu, Jonathan, mi hai insegnato che non v’è avversità della Vita che può frenare il desiderio di continuare “A VOLARE”: grazie Jonathan!

3 thoughts on “Storia di un gabbiano domestico: io e il mio Jonathan

  1. Da diretta interessata (unitamente a Federica che, solo momentaneamente, non se ne occupa essendo ad HK) concordo appieno su quanto scrive.
    L’Amore verso chiunque, l’Amore vero, non conosce ostacoli insormontabili se “solo” vi è l’umiltà d’incontro in una sorta d’incontro a “metà strada” (dove e quando è possibile sia chiaro!)
    Il caso di Jonathan ( agli occhi dei più “impossibile”) ha dato questi risultati, ma non è un caso unico e raro di convivenza pacifica con specie in cattività!
    Il “segreto” è nel Cuore/Sensibilità di ognuno di noi e nella predisposizione/volontà a “farsi un po’ da parte” per prediligere i bisogni altrui: della parte più debole (in questo caso, ma non solo..) sacrificando se stessi in primis.
    Jonathan mi ha insegnato anche questo!

    Elvira Cicalesed

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