Qual è il mio posto nel mondo?

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Chi sono? Da dove vengo? Qual è il mio posto nel mondo? Le domande che affliggono gli esseri umani sono infinite e simili tra loro, legate da un filo invisibile ma indissolubile. Tutti ci affanniamo per cercare quello che gli altri hanno e che noi non avremo mai, ci logoriamo dall’interno per cercare di conquistare quella felicità tanto anelata e viviamo come nomadi alla continua ricerca di noi stessi.

Ma cosa significa felicità? Cosa significa cercare un nostro posto nel mondo? Il nostro mondo è un luogo familiare, un luogo dove poter essere se stessi, dove potersi sentire a casa, amati e protetti. La felicità è una sensazione strana ma splendida a cui ancora nessuno è riuscito a dare veramente una spiegazione. Perché quando stai volando alto c’è sempre una misteriosa forza che ti tira giù nel più profondo degli abissi?

Perché dopo il sole c’è sempre una tormenta pronta a scatenarsi in modo feroce? La vita è un mistero e ancor più misteriose sono tutte le situazioni che l’accompagnano. Cosa resta da fare se siamo un piccolo puntino nel firmamento di fronte all’immenso universo della vita? Vivere. Vivere il nostro oggi, il nostro presente, scoprire noi stessi, correggere i nostri errori perché oggi possiamo essere chi desideriamo senza lasciarci tormentare dal dolore dal passato e dall’incertezza del futuro.

Chi sono io? Sono quella ragazza dolce e sensibile o quella ragazza egoista e vendicativa? Sono il burattino o il burattinaio? Sono il lupo o l’agnello? Sono quella che aiuta gli altri o quella che cerca di affondarli? Sono una, sono tutte o sono nessuna? Sono quella ragazza che prova rancore verso il mondo? Sono quella ragazza che cerca l’amore incondizionato? Tutti abbiamo bisogno di capire chi saremo e dove andremo ma in primis chi siamo e da dove veniamo.

Ho sempre concordato sulla frase “dove c’è amore si trova la mia casa” e allora perché non mi sento a casa? Perché non mi sento amata? Quel che so è che sono una vittima, vittima della solitudine ma soprattutto di una società che anziché salvarti dal naufragio ti lascia sprofondare senza pietà alcuna. Dov’è quella mano tesa pronta a salvarmi? Forse sono solo io quella che può curare le mie ferite? Morire per rinascere, distruggere per ritornare a costruire.

Morire cadendo dall’alto della propria decadenza, morire nel fondo della propria oppressione, morire mangiando nulla fino a diventare nulla o morire vittima di un’altra vittima. Morire, Rinascere e ritornare a vivere. Lottare contro quella parte malata di sé e distruggerla per evitare di danneggiare se stessi e gli altri. Poiché odiare gli altri significa odiare l’altro riflesso di noi stessi cosi come amare gli altri significa amare il meglio di noi.

(Anonimo dal Web)

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