Lettera alla Sardegna Di Roberto Vecchioni

 Lettera alla Sardegna Di Roberto Vecchioni

Mi lega a voi, alla Sardegna, non solo una cittadinanza formale, ma una ben più alta affinità elettiva di sentimenti e sensazioni: mi sento un sardo, sono un sardo.Non è la terra di amici miei ad essere stata sconvolta, no, è la mia stessa terra.C’è nella ricorrenza fatale, nel perdurare di questi disastri, quasi uno spregio, una incomprensibile sfida del destino contro il popolo che meno di tutti merita il dolore e la distruzione; ma d’altronde è nella sintassi stessa del vivere sardo essere soli contro tutti e tutto, vivere come “canne al vento”.

Vi abbraccio, vi abbraccio tutti in questo silenzio improvviso che risponde al tuono e alla morte: vi penso non come un eccezionale incontro, ma come la gente della mia vita a cui più assomiglio per volontà, dignità, senso morale. Tra i miei ricordi trovo, per darci una sorta di consolazione, le parole bellissime tratte da un frammento del grande poeta greco Archi-loco: “Cuore, mio cuore sconvolto – in mezzo a pene senza fine tirati su – a petto in fuori aspetta l’assalto – dei nemici: stai ben fermo all’istante – dello scontro e se vinci non metter su – arie, se sei caduto non affliggerti – girando col muso per casa: no no – goditi i tuoi momenti di gioia e – affliggiti al dolore quanto basta, impara – la melodia, il ritmo della vita umana”. Tornerò presto ma in verità da voi non sono mai partito, è come se fossi lì a dirvi, gridarvi, sussurrarvi “si ricomincia”, perché gli uomini sono troppo grandi per darla vinta al destino.

Roberto Vecchioni, Milano 21 novembre 2013

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