La storia di un cane meticcio chiamato Google

Questa è una storia qualunque di un cane qualunque, così potrebbe apparire, perché di cani meticci, ne vediamo spesso per strada. La parola meticcio ingentilisce e sostituisce, in genere, la parola bastardo, che noi abitualmente usiamo per offendere, ma credo che in fondo tutti amiamo gli animali e ne abbiamo rispetto. Voglio parlarvi di Google, un cane meticcio, cresciuto per strada e molto indipendente.

Per caso capitò un giorno nei paraggi di un borgo, dove erano ubicate diverse villette, tutte con giardino e cancello. Solo una in particolare, non era mai chiusa dal cancello, perchè il proprietario era una persona che non amava chiudere le porte. E così Google, un cucciolo vispo e affettuoso, si spinge nel territorio di queste persone, che gli danno questo nome, perché sembra un motore di ricerca, ossia il valore di un google che corrisponde a uno, elevato a 100 zeri.

Google è un cane pieno di entusiasmo, sempre pronto e predisposto verso tutti, infatti diventa in breve tempo, il cane di quartiere della zona, per ogni proprietario che rientra nella sua villetta, c’è sempre lui a fare l’accoglienza, in modo instancabile e affettuoso. Intanto il tempo passa e Google diventa adulto, un bel cane dal pelo lucido e forte, e mi colpisce non solo per il suo bel carattere, ma soprattutto per quel suo sguardo sconfinato nell’infinito, dove scorgo un velo di pacata tristezza.

Io non sono una persona che abita nel suo borgo, vengo a trovare degli amici, in particolare quegli amici di vecchia data, che non chiudono le porte. Beh, un giorno mi soffermo a osservare questo cane, così forte e robusto, che vive alle intemperie e ringraziando i vari padroni acquisiti, che gentilmente gli regalano delle ciotole di cibo e di acqua. Lui sta fuori… in attesa di non so cosa, con gli orecchi e lo sguardo sempre pronti ad accogliere chiunque si aggiri nei paraggi.

Una volta l’ho sorpreso a rincorrere il postino in moto, chissà cosa volesse dirgli! Tuttavia l’ho sentito raramente abbaiare, e credo che nessuno glielo abbia insegnato, mentre gli altri cani di razza, che vivono sicuri, coccolati e ben nutriti nei loro giardini lussuosi, abbaiano in continuazione e in modo stizzoso. Forse gli invidiano la sua libertà di girovagare nei diversi distretti del luogo, magari di innamorarsi di una compagna, e lui tutto solo e ramingo si avvicina ai cancelli per consolarli, forse.

Magari sarà innamorato di una cagnolina che è rinchiusa e protetta dall’altra parte del cancello e tra di loro vivono un amore platonico. Mi sono chiesta più volte il perché di una cagnolina di nome Titta, che gli abbaia di continuo, cosa volesse da lui, magari correre a giocare con Google, oppure scorrazzare e vivere il proprio amore. Ecco allora quel suo velo di tristezza, di quando mi viene incontro, perché con lui ho instaurato un rapporto di amicizia, con quel suo sguardo pensieroso e profondo, mi vorrebbe far capire di liberare il suo amore per vivere liberi e felici.

Inviata da Molli

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