Corro, ansimo, attraverso. Salgo.

Corro, ansimo, attraverso. Salgo. Volo sui gradini di una scala grigia, apro la porta, entro.
Poso la spesa sul tuo tavolo di vetro. Mi tolgo le scarpe, attorciglio i capelli e li fermo con la penna che è lì, sopra il block-notes. Sistemo le provviste e avvio un risotto con gli asparagi. Su lino bianco poggio i tuoi piatti cremisi, le posate d’argento.
Una doccia. Dal mio zainetto tiro fuori pantaloni morbidi e una maglia soffice. Stappo il tuo vino rosso. Bevo e mi affaccio a guardare l’inizio di una nuova sera che non sarà diversa. Anche stavolta farai tardi. Poi mi dirai: − Vieni a letto. − Lascerò il sonno e la pelle del divano per afferrarmi alla tua mano fredda.
Spengo i fornelli. Alla fine tutto il mio poco sta dentro uno zaino. Vado. Scendo. Le chiavi. Te le infilo nella cassetta delle lettere.
Corro, ansimo. Attraverso… Rallento, anche il respiro. Ho tempo. A casa mia nessuno da aspettare o che mi aspetti.
Quanta gente, sui viali. È ora di rientrare, ora di ritirarsi.

Maria Alberta Fiorino  scrivo per non perdermi… di vista.

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